SOGGETTO DEL DESIDERIO

Esco di casa e mi abbottono la giacca. È particolarmente freddo stamattina e il mio umore è intirizzito dai fatti di cronaca.

Cerco in tasca la chiave dell’auto, apro lo sportello, mi siedo, richiudo lo sportello. Fisso per qualche secondo la coltre di foglie gialle che anche oggi ricopre quasi per intero il vetro: Ah l’autunno! Gioia e dolore di chi vive in un viale alberato.
Metto in moto e sto per spazzare via tutto coi tergicristalli, quando mi accorgo che, incastrato fra il vetro e le spazzole, c’è un foglio di carta ben piegato: rosa.

Un attimo di immobilità, poi un’equipe di neuroni nel mio cervello si mette al lavoro sul calcolo delle probabilità. Un altro paio di secondi e mi viene sottoposta una relazione coi seguenti risultati:
1 -è una multa- Ma come una multa? Da quando qui non si può parcheggiare?!
2 -è una pubblicità- Decisamente no! Fare volantinaggio è già un lavoro frustrante, escludo che qualcuno pieghi con cura i volantini prima di lasciarli sulle macchine.
3 -è un messaggio dell’anziano vicino a cui non va mai bene niente- Sarà ancora per la storia degli uccelli a cui do da mangiare sul balcone sprezzante del fatto che qualche briciola cade sul cemento condominiale? Sarà per dirmi di spazzare le foglie più spesso? Sarà per convincermi con una minaccia a segare via l’oleandro che ho in giardino e che, come dice, stritola con le radici le fognature della città? Le possibilità in effetti sarebbero tante, ma… (lampo di lucidità)… no, non può essere lui, sa perfettamente qual è il mio portone, verrebbe a bussare, non lascerebbe un biglietto. Non sono nemmeno certa che sappia scrivere…
In pochi secondi ho analizzato tutte le opzioni senza trovarne una abbastanza convincente: scendo a vedere.

Infilo le dita sotto il fogliame e afferro il pezzo di carta. Lo apro. Il foglio è in realtà bianco, ma nel mezzo, sulla piega, c’è un disegno: un enorme cuore rosa. (Rosa evidenziatore-, non -rosa multa.)
Un attimo di attenta osservazione e l’equipe dei neuroni arriva al seguente decisivo risultato: è chiaramente una lettera d’amore. Leggo la firma: la lettera d’amore è di uno sconosciuto.

Rientro in macchina.
La leggo un paio di volte con grande meraviglia: non succede spesso di ricevere una lettera d’amore… in realtà non succede spesso nemmeno di ricevere una lettera su carta che non sia la bolletta del gas. Anche solo per questo trovo la cosa deliziosa. Nonostante l’evidenziatore e i disegnini sparsi per la pagina, grafia e contenuti sembrerebbero dimostrare che il Romanticissimo è maggiorenne.
La ripiego e l’appoggio sul cruscotto, accendo il motore, spazzolo via le foglie e mi metto in strada.

Ho come la sensazione che volente o nolente prima o poi il Romanticissimo lo incontrerò, visto che sa già riconoscere i miei tergicristalli fra tutti i tergicristalli della città. La cosa mi inquieta appena. Ma solo appena… per natura e per scelta tendo ad essere piuttosto positiva riguardo le intenzioni delle persone.

Percorro la strada che costeggia il mare e penso a quanto -scrivere lettere d’amore- sia una cosa bella e non facile: molte persone trovano più imbarazzante dire ti amo che ti odio, più difficile dire mi piaci che non ti sopporto. Grande stranezza.
Tuttavia il punto della mia riflessione mentre la macchina lascia la costa e sale su per la campagna è un altro: ricevere lettere d’amore è sempre piacevole?

Da ragazzina pensavo che l’innamorato fosse il buono (forse a causa delle letture fatte a scuola in cui gli innamorati erano talmente tormentati che veniva da pensare meritassero di essere ricambiati se non altro per l’impegno, o forse per le parole del prete che veniva a cercarmi nella piazzetta della chiesa dove giocavo col mio cane per ricordarmi che -Dio mi amava- cercando di condurmi al branchetto della catechesi.)
Quando l’amore è maiuscolo questo immagino sia vero: chi ama è buono, ma in quel caso non si ama qualcuno, si ama la vita in sé, si ama l’umanità a cui si perdonano tutte le brutture, e a questo sono pronti in pochi. Quando l’amore invece è minuscolo, più miseramente fatto di carne, non è per niente detto che l’innamorato sia buono. Al contrario, quando non ha equilibrio o misura, l’innamorato può diventare un tormento terribile per il suo soggetto del desiderio. Se c’è una parte lesa fra le due, è senza dubbio l’amato: cercato, osservato, ossessionato e interrogato sui propri sentimenti, come se non amare, non amare abbastanza o non amare più fossero volontari atti di mancanza.

L’innamoramento è un po’ come una malattia. Prende allo stomaco, ma non è virale: la vicinanza ostinata con l’amato non lo fa innamorare. La sincronia in amore è molto rara. Accosto la macchina sul punto della costa più alto sul mare, prendo una matita e sul retro della lettera d’amore annoto: ci vuole molta delicatezza per essere amati, e grande equilibrio per amare bene.

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