PERFETTAMENTE FELICE – Arenys de Munt – Catalogna

Il furgone giallo lascia la strada e sobbalzando inizia a spingersi su per una carraia orribilmente accidentata. Ignasi guida Il mezzo, evidentemente inadatto, con estrema disinvoltura per almeno un paio di chilometri all’interno del bosco. Carme si volta spesso verso di noi ignorando il maremoto degli assi che a me manda lo stomaco in gola. Con gli occhi eccitati, la mano sinistra ad ancora sul sedile di lui e la destra mobile in aria, elenca, guardando Irene, le indiscutibili ragioni che animano il movimento indipendentista catalano. Come acetone sul fuoco dell’antica protesta sono stati versati su questa regione decenni di angherie da parte del governo spagnolo e ancora un coro di gente richiede a gran voce di poter scegliere. Righe gialle, rosse e stelle bianche in campo blu: ad ogni balcone pende ferma una bandiera. Di questo in Italia non si parla.

Con un ultimo sforzo il furgone oltrepassa un cancello. Una grossa agave graffia la carrozzeria come per frenare il veicolo che si arresta sfinito verso il muro di una casa. Intorno alberi e valli.
Non pensavo che avrei mangiato all’aperto tre giorni prima di Natale. La temperatura è materna e due lunghi tavoli sconnessi vengono portati fuori insieme a una dozzina di sedie spaiate, pasta in brodo, cuscus, insalata e carne.

Quando il sole scende, la temperatura gentile segue, disciplinata, l’astro dietro le colline. Con la stessa agilità con cui era stata organizzata, la tavola viene sparecchiata, smontata e riposta. I commensali si rifugiano intorno al camino.

Irene, Ignasi e io decidiamo di camminare seguendo una delle strade sterrate che si diramano verso i boschi. Sempre meno luce.

Gli alberi di sughero hanno tronchi scuri sfogliati per metà e mi ricordano quei barboncini tosati a cui vengono, senza una ragione precisa, risparmiate testa e coda.
Il cane di famiglia ci segue caparbio con una pigna in bocca e la penosa speranza di trovare qualcuno disposto a giocare.

Camminiamo per una decina di minuti seguendo la strada. È un periodo veramente difficile per me, ho lasciato l’Italia per questo. Ma ora sono stanca di pensare, stanca di fare congetture, sono stanca di essere stanca e per oggi anche stanca di cercare di capire il catalano. Aria. Sono grata a Irene per avermi portata qui. Accorcio i passi, mi attardo, faccio in modo di restare indietro. Vorrei inoltrarmi fra gli alberi e sedermi sotto un arbusto. Questo pensiero mi infonde un’irragionevole senso di pace, come il riverbero di un istinto soffocato generazioni fa: gli alberi, l’odore dell’erba, nessuna voce, il cielo notturno e limpido. Sono perfettamente felice.

 

 

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