NANO DOC: Il pazzo del villaggio

Avevo uno zaino verde troppo pesante e volevo arrivare in Lapponia. Non avevo più un compagno di viaggio: mi sentivo fragile e libera. Avevo scoperto che in viaggio, quando non si ha molto su cui contare, i sensi si affilano come gli istinti di un cane e le paure si raffreddano a tal punto che puoi camminarci sopra e passare di là, come in Finlandia sui laghi d’inverno. Ero partita per questo.
Prima di lasciare l’Italia, mi ero fermata in una città del nord e lì aspettavo il mio treno. Alla stazione avevo incontrato il pazzo del villaggio: abbracciava le persone in sala d’attesa e sapeva tutto sui posti in cui stavano andando anche se non ci era mai stato, anche se non si era mai mosso da lì. Conosceva Kauhava, e aveva abbracciato anche me.

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